martedì 20 maggio 2025

Nemesi

 Vito Teti

20 ottobre 2023  · 

Sarà stata una nemesi.

Forse, il destino.

Sarà stato un Carnevale bene organizzato dalla vita.

Rico aveva superato i 70 anni, si trovò solo, seduto su una delle sedie pigre davanti al bar chiuso.

Erano chiuse tutte le porte della case della Piazza. Non c'era un passante. Tutto vuoto. Tutto silenzio. Vide quei balconi, quelle logge, quelle finestre piene di gente come durante le feste ed i comizi. Ricordò tutti i volti di quelli che erano vissuti in quelle case, con i balconi pieni di graste di fiori e di prezzemolo.

Un giorno, Rico, per la festa del santo patrono, vide che la banda suonava da sola. I pochi abitanti del paese, a mezzogiorno, erano tornati tutti a casa. Si appoggiò al muro della chiesa madre, fece un sorriso a tutti quelli che non c'erano più, attese la fine della marcia musicale ed applaudì a lungo, da solo. I musicanti, c'erano tante ragazze e alcuni ragazzi, si tolsero il berretto della divisa e gli fecero una specie d'inchino.

Sarà stata una nemesi.

Forse, il destino.

Sarà stato un Carnevale bene organizzato dalla vita.

Il vissuto del vuoto è più terribile dei dati statistici e demografici.

Tutti avevano una ricetta per fare rivivere il paese, ma nessuno sapeva cosa davvero si potesse fare. Le analisi più pessimiste ed apocalittiche, si concludevano con un rituale richiamo alla speranza, che, da troppo anni tardava a farsi viva.

Passò un ragazzo che conosceva. Aveva un fuoristrada buono per le campagne e per i funghi. Ve ne venite? gli disse.

Rico voleva domandare al figlio di uno dei suoi migliori amici perché gli dava del voi, dove erano andati gli altri, perché girava da solo.

Si limitò a dirgli: grazie, vengo con te fino a casa.

Rico chiuse lo sportello e chiese al ragazzo come stavano i suoi e, poi, cosa potremmo fare per questo paese? Il ragazzo strinse le spalle e disse: non lo so, tra quindici giorni me ne vado a Milano.

La ruga era vuota, ai gradini della Croce non c'era nessuno, faceva il caldo di agosto di tanti anni fa, aprì la porta, si sentiva impazzire.

Solo. La moglie a scuola, il figlio a Parigi, la figlia a Firenze.

Prese il computer e per non pensare, per non morire, si mise a scrivere come voleva la tastiera. La foto di un Carnevale del 1982 lo guardava beffarda e scherzosa. Non resta nulla gli diceva di quelle maschere, di quei cortei, delle mangiate, degli amori, non resta nulla e non puoi nemmeno raccontarlo e non sai nemmeno scriverlo. Troppo difficile. Troppo complicato. Troppe rotture.

Accese il televisore, Sky mostrava gli orrori e le distruzioni della guerra. Rico si disse che, forse, il suo dolore era soltanto una infinitesimale parte del dolore del mondo. Continuava a non capire, a piangere, guardò la foto di sua madre e di suo padre, si affacciò al balcone. Anche le nuvole viaggiavano senza meta.

Sarà stata una nemesi.

Forse, il destino.

Sarà stato un Carnevale bene organizzato dalla vita.

Ph. Salvatore Piermarini, S. Nicola da Crissa, Carnevale 1982




Torniamo alla scrittura, all'appiattimento, del Nodo Borromeo: Il Reale è segnato sul bordo di un buco, l'immaginario e il simbolico lo delimitano, questo buco, dai sensi. È dunque al reale a cui rispondono ciascuno dei sensi, o non-sensi, al reale, a questo luogo dove -, dove immaginiamo il sintomo "come un riflesso nel Reale di questo qualcosa che non funziona " . È lì che riconosciamo il godimento del fumetto. Per estensione: l'immaginazione è segnata sul bordo di un buco, il simbolico e il reale lo delimitano. Questo buco è quello del cosiddetto godimento fallico e risponde alla nostra ansia legata al corpo come nel caso del piccolo Hans, all'immaginazione in quanto coerente. A questo livello, il Witz funziona. Il simbolico è segnato sul bordo di un buco, l'immaginario e il reale lo delimitano. Questo buco è quello del godimento conosciuto come Godimento dell'Altro (o dell'Altro dell'Altro che non c'è) e che risponde all'inibizione, al simbolico come buco. L'umorismo lascerebbe il segno lì. Da notare che nell'ultima sessione della RSI Lacan riprende questi tre termini con la nomina: «dovremmo legare il termine nomina al livello di questo circolo a partire dal quale assumiamo la funzione del Reale? È tra questi tre termini, nominazione dell'immaginario come inibizione, nominazione del Reale come ciò che accade di fatto, cioè l'angoscia, o nominazione del simbolico stesso, cioè come esso realmente avviene sotto forma di sintomo. ." riprende questo tema più avanti nel Seminario successivo ( Il Sinthome: in francese parola omofona di sant’uomo): unito all'immaginazione del corpo descriverà qualcosa come un'inibizione che associa all'estraneità inquietante, das Unheimliche (il non-familiare, lo straniante). Mi piacerebbe, Der Witz und seine Beziehung zum Unbewußten » questo finale molto rotondo e piacevole che recita così: se il bambino è un pervertito polimorfo che gode ancora di tutta la lussuria in modo indifferenziato, il soggetto dell'inconscio, strutturato dal linguaggio, avrà accesso a molti piaceri distinti, ben nominati e che gli permettono di esistere come soggetto di fronte alle diverse dimensioni psicologiche in atto: “ Die Lust des Witzes schien uns aus ERSPARTEM Hemmungs aufwand hervorzugehen, die der Komik schien uns aus ERSPARTEM Vorstellungs (Rappresentazioni) aufwand hervorzugehen und die des Humors aus dem ERSPARTEM Gefühls aufwand. » [2] “Il piacere dello scherzo ci è sembrato provenire dall’economia di un dispendio di inibizione, quello della commedia dall’economia di un dispendio (di investimento) di rappresentazione, e quello dell’umorismo dall’economia di un dispendio di sentimento . » È puramente clinico. Il godimento nasce, con Freud, dall'evitamento di un ostacolo, dalla deviazione di un'energia liberata e dal risparmio di energia così realizzato, " Des Ersparten Aufwands... ", da questo evitare l'incontro con il divario nell'universo freudiano. Urverdrängt vi suggerisco di rileggerlo nel contesto di RSI e di Inibizione, sintomo, angoscia: È ovvio che la collocazione dei godimenti e le loro corrispondenze ai godimenti nominati da Lacan è effetto di una lettura e quindi di interpretazione come proposizione, possibilità e che è diversa in quanto la nominazione la attribuisce. Lo abbiamo appena visto con Lacan quando individua l'angoscia, l'inibizione e i sintomi nella scrittura del nodo: in modo variabile a seconda dell'annodamento, a seconda del nodo: con tre o quattro cerchi? Leggiamo: Il godimento del Witz risponde all'immaginazione, a questo campo in cui situano l'ansia (in una prima scrittura) poi l'inibizione (tenendo conto del termine nomina in quanto legato al livello di questo circolo) e si apre attraverso questo buco del simbolico in contatto con la realtà, riparando il soggetto dell'inconscio dall'inibizione. La fruizione del comico risponde alla realtà dove possiamo localizzare il sintomo quindi l'angoscia e riguarda il buco intessuto nella consistenza dell'immaginazione e il buco del simbolico. Libera il soggetto dal costo pieno delle rappresentazioni, dall'angoscia in quanto è rappresentazione di un oggetto reale perduto. Il godimento dell'umorismo risponde al simbolico, alla nostra inibizione poi al sintomo e prende fiato nell'intervallo del momento. intersezione tra realtà e immaginazione. Il soggetto si risparmia lo scontro doloroso con i suoi affetti, i suoi sintomi. Crea il collegamento tra inibizione, sintomo di ansia, e Witz, umorismo e commedia rileggendo il seminario La RSI è stata la nostra sfida. “L’euforia che cercavamo di raggiungere attraverso queste vie non corrisponde altro che all’atmosfera di un periodo della vita in cui eravamo abituati a svolgere il nostro lavoro psichico con uno sforzo minimo, all’atmosfera della nostra infanzia, durante la quale eravamo ignoranti per quanto riguarda la commedia, eravamo incapaci di usare il Witz e non avevamo bisogno dell'umorismo per poterci considerare felici nella vita. »

 

 

 

[1] Sigmund Freud, Studienausgabe Psychologische Schriften Band IV, Fischer Taschenbuch Verlag. Tutti i numeri di pagina contrassegnati con * si riferiscono a questa edizione.

 

Erspart : salvato, messo da parte, salvato Aufwand : fatica

m'aggia accattato 'nu cammello...https://www.youtube.com/watch?v=yowOufFfryU

Come mai


https://onebookshow.blogspot.com/2019/05/come-mai.html

 


                                             https://www.youtube.com/watch?v=LgM2ls2SW5g

giovedì 4 maggio 2017

Melissa ("aru riscùordu")



Sul non accadere (apparente)

Foto alla maniera di un Cartier-Bresson ma senza la componente felliniana, senza Bosch, senza grottesco, senza strafare. Si direbbero foto dal rispetto prossemico, campi medi, frutto di un'antropologia discreta e distratta.
(...)
Il visivo come silenzio musicale della voce, avrebbe detto Carmelo Bene.
La fotografia racconta proprio questo silenzio, senza amplificarlo assai. Così, a bassa voce. La foto è dell'ordine del loudness: il tasto dell'hi-fi che amplifica le frequenze senza alzare il volume


venerdì 17 luglio 2015

Vento nero


un video di Antonio Trimani

1.    À l'origine du son, le souffle è il titolo di un ponderoso saggio di Benoît Amy de la Bretèque (Solal, 2000). Si tratta di un gesto vocale “adapté provient originellement d'un souffle bien maitrisé“, un respiro ben controllato sul quale convergono il foniatra Amy de la Bretèque e il maestro del bianco e nero Piermarini. Il vento non si vede e non si sente, eppure si mostra. Grado zero della pragmatica: s’intuisce che c’è del vento, solo come effetto, perché un buffo telone prende a spostarsi, a muoversi. In questo caso è un suono che si dà solo come dimensione visibile e ciò nonostante impreciso: sarà sibilo, respiro, folata o rumore buffo di improvvisato fiocco senz’albero? O sarà un vento nero, arcaico, inquietante, di spinnaker minaccioso? Sarà, come nella lingua runasimi, “lingua dell’uomo” (continuazione parlata dell’impero incaico) sumaq wayra (vento dolce) o yana wayra (vento nero)?

Con la pelle dei traditori / nei tempi antichi, / facevano / un tamburo, / con le ossa dei traditori / nei tempi antichi / costruivano un flauto / accompagnati / così / nei tempi antichi / come un puma, / camminarono, / facendosi la guerra, / danzando, i nostri avi sconosciuti. / Quello stesso palpito / adesso / quella stessa canzone giustiziera, / sto forse ascoltando / calmo / in mezzo alla foschia, / aspettando, / sto forse ascoltando, / di nuovo, / tamburi, / flauti / sto forse ascoltando. / Ma, è la notte / inginocchiata / e il vento che mi conduce / nulla conduce / e il vento che mi porta via / nulla porta via.


(Vento Nero / YANA WAYRA, in “Tre poesie di Isidro Condori”).

giovedì 16 luglio 2015

Toronto, 1990





incipit Salvatore Piermarini:


Siamo in Canada, a Toronto, ottobre del 1990, esterno giorno dentro un parcheggio dove non accade nulla, con quattro automobili davanti a un muretto di mattoncini a secco che fa da quinta alla scena; inquadratura frontale e orizzontale, la scena è ferma, non succede niente e niente si muove, mi preparo a fotografare. (...)

incipit Massimo Celani:


Prima o poi occorrerà spiegare ai bambini italiani che le vocali sono sette (i, è, é, a, ò, ó, u) e non cinque e che il numero cardinale 20 è diverso dal sostantivo plurale venti. (...)

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